Stop alle recensioni false che danneggiano la reputazione di alberghi e ristoranti. La promessa è altisonante e il governo guidato da Giorgia Meloni ci sta lavorando da diversi mesi; per la precisione dalla fine del 2024, quando ha preso il via il lungo iter in Parlamento del disegno di legge sulle Pmi (piccole e medie imprese). Dopo vari rimbalzi tra Camera e Senato, il 4 marzo 2026 il testo è stato approvato, per poi essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 marzo: il 7 aprile è entrato in vigore. I tempi sono dunque maturi per capire nel concreto cosa cambia, sia per gli esercenti sia per i clienti.
Sì, le recensioni di hotel e ristoranti hanno un peso
Prima ancora di addentrarci nei dettagli della legge, c’è una domanda che sta a monte: una misura contro le recensioni false serviva davvero? Rispondiamo con qualche dato. Secondo il Centro studi del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), l’82% degli utenti consulta le recensioni online prima di prenotare un hotel e il 70% per scegliere un ristorante.
In alcuni articoli online si legge che secondo la Commissione europea il 66% delle recensioni è fake: se così fosse sarebbe un dato enorme e preoccupante, ma la verità è un po’ diversa. Il 66% in realtà è la percentuale di cittadini e cittadine, intervistati dal Consumer Conditions Scoreboard 2025, che sostiene di essersi imbattuto almeno una volta in recensioni false.
Per avvicinarsi a un ordine di grandezza credibile, un punto di partenza sono i report diffusi dalle piattaforme. Tripadvisor fa sapere che nel 2024 21,2 milioni di utenti hanno pubblicato 31,1 milioni di recensioni. Quelle rimosse perché contrassegnate come false sono 2,7 milioni, circa l’8% del totale: non è poco, considerato che stiamo parlando soltanto di quelle che sono state riconosciute, ma resta comunque una minoranza.
Tripadvisor dice di aver scelto la linea dura anche contro le recensioni che contengono testo generato dall’intelligenza artificiale: ne ha rimosse 214mila, relative a oltre 100mila strutture. È una casistica un po’ diversa, perché tra queste 214mila recensioni ce ne saranno sicuramente tantissime in cui la persona racconta in modo sincero la sua esperienza, facendosi solo aiutare da ChatGpt a metterla nero su bianco. Ma Tripadvisor vuole evitare che gli utenti si trovino di fronte a un “mare di contenuti uniformi”.
Around 8% of the 31.1 million reviews submitted to Tripadvisor in 2024 were fake, according to the company’s “Transparency Report 2025.” That’s more than twice the number detected in 2022.
Read the full report here: https://t.co/XSJQ0Hq143 pic.twitter.com/DkF7dHq1Dp
— CNBC International (@CNBCi) June 1, 2025
Come il ddl Pmi prova a mettere un freno alle recensioni false
Quindi, il tema delle recensioni false esiste. Non è facilissimo da inquadrare, ma esiste. Come agisce il ddl Pmi? La prima cosa da chiarire è che riguarda soltanto le recensioni di alberghi, bar, ristoranti, centri termali e attrazioni turistiche in Italia. Per le strutture all’estero, dunque, non cambia nulla. E restano escluse anche tutte le altre attività che si possono recensire online: negozi, centri medici, palestre, agenzie immobiliari, parrucchieri e così via.
Per i settori turistici e ricettivi, dunque, una recensione è considerata lecita se:
- viene pubblicata entro 30 giorni dall’esperienza;
- è scritta dal cliente che ha visitato quel luogo, non da una terza persona;
- riguarda direttamente la tipologia del prodotto usato o le caratteristiche della struttura (vietato quindi andare fuori tema, commentando ad esempio la città);
- non è la “merce di scambio” per ottenere sconti o altri benefit da parte dell’esercente.
La legge dice altre due cose che meritano qualche riga di approfondimento. La prima è che “si presume autentica la recensione online corredata di evidenze del rilascio di documentazione fiscale”. In altre parole: il cliente non è obbligato ad allegare lo scontrino ma, se lo fa, la sua recensione diventa più difficile da contestare.
Il secondo passaggio a cui dedicare un po’ di attenzione è questo: “La recensione online non è più lecita, in ragione della significativa mancanza di attualità, decorsi due anni dalla sua pubblicazione”. Significa che le recensioni di strutture italiane scompariranno in automatico dopo due anni? No, non c’è una scadenza così ferrea. Passato questo lasso di tempo, però, l’esercente può chiedere di deindicizzarla o rimuoverla perché non è più attuale; una misura che va comunque valutata caso per caso.
La rimozione dei contenuti ritenuti illeciti è compito delle piattaforme, mentre il ruolo di arbitro su eventuali controversie spetta all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), quella che comunemente chiamiamo Antitrust.
La stretta sulle recensioni false funzionerà?
Dopo aver cercato di capire quanto sono diffuse le recensioni false e cosa dice il ddl Pmi, ora è il momento della terza, inevitabile, domanda: servirà a qualcosa? Pretendere di avere già una risposta netta sarebbe a dir poco azzardato, visto che la legge è appena entrata in vigore, ma per orientarsi è utile dare uno sguardo ai commenti degli esperti. Se è vero infatti che Fipe-Confcommercio (che rappresenta le imprese della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo) parla di “atto di civiltà”, altre opinioni sono più caute.
Google Italia, per voce del suo responsabile affari istituzionali Diego Ciulli, fa notare che non sono certamente in molti a conservare gli scontrini per settimane. Paradossalmente, a uscirne vincitrici potrebbero essere agenzie specializzate che vendono recensioni false corredate da scontrini artefatti. Un altro possibile boomerang per gli esercenti sta nel fatto che, tendenzialmente, è più plausibile che un utente inviperito si premuri di tenere da parte lo scontrino e pubblicare una recensione entro 30 giorni. Insomma: sicuramente calerà il numero di recensioni e non si può escludere che, tra le poche rimaste, prevalgano quelle negative.
L’avvocato Antonino Polimeni, specializzato in diritto di internet, AI e privacy, pone un altro tema più tecnico. “Le recensioni vengono pubblicate quasi sempre su piattaforme globali e quando un’azienda rivendica il proprio profilo su queste piattaforme accetta i loro termini contrattuali, che in quasi tutti i casi stabiliscono come legge applicabile quella del paese di origine della piattaforma”, scrive nel suo profilo Linkedin. Certo, le piattaforme che operano in Italia devono rispettare anche norme nazionali ed europee ma, nella pratica, farle valere potrebbe non essere così semplice. Soprattutto per piccoli esercenti che non hanno certo la potenza di fuoco di colossi come Google o Tripadvisor.
Da questi spunti è evidente che la questione non è lineare come sembra. Se tra voi lettori ci sono ristoratori o albergatori, ci piacerebbe sapere cosa ne pensate: con questa legge vi sentite più tutelati?
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