Quando nella primavera del 2025 ChatGPT ha rilasciato il suo nuovo modello per la generazione di immagini (oggi già superato), per qualche giorno i social si sono riempiti di immagini generate con l’inconfondibile stile di Hayao Miyazaki, co-founder dello Studio Ghibli. Il gioco ha però subito aperto un interrogativo: è lecito riprodurre in modo così diretto lo stile di un autore? L’esempio dello studio Ghibli è, appunto, solo un esempio. Perché l’intelligenza artificiale funziona così: non crea dal nulla, ma rielabora enormi quantità di contenuti preesistenti. Ma chi risarcisce chi ha fornito il “cibo” di cui questi sistemi si nutrono? Fuor di metafora, è possibile far valere il diritto d’autore quando entrano in gioco sistemi di intelligenza artificiale?

Il Parlamento europeo vuole tutelare il settore creativo dall’intelligenza artificiale

La risposta è sì secondo il Parlamento europeo che, a marzo, ha votato a larghissima maggioranza una serie di raccomandazioni su questo tema. Gli eurodeputati chiedono che, quando i sistemi di intelligenza artificiale generativa usano materiale protetto da copyright, gli autori siano remunerati equamente. E respingono al mittente l’ipotesi di un pagamento forfettario: va previsto un compenso anche per l’uso passato dei contenuti.

Non è finita qui. Gli eurodeputati vogliono che i cosiddetti deployers, cioè i fornitori e gli utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale per uso professionale, forniscano un elenco dettagliato delle opere protette da diritto d’autore che hanno usato per addestrare l’intelligenza artificiale. Sempre i deployers dovrebbero tenere un registro dei dati che usano e spiegare a cosa servono: non solo per “allenare” l’IA, ma anche per farla funzionare quando risponde alle domande. In mancanza di queste informazioni, si aprirebbe la possibilità di azioni legali.

Un mercato delle licenze per il materiale protetto da copyright (col diritto di rifiutare)

Chiaramente, nessuno ipotizza che ChatGPT, Claude o simili contattino uno per uno gli autori per intavolare una trattativa. Piuttosto, si dovrebbe istituire un mercato delle licenze per il materiale protetto da copyright, fatto di accordi collettivi che includano anche singoli professionisti e piccole e medie imprese. E se qualcuno non volesse aderire? Secondo gli europarlamentari, rifiutare è lecito: tant’è che premono per l’introduzione di un elenco delle esclusioni.

Quelle che abbiamo descritto non sono leggi. Siamo ancora a uno stadio molto più embrionale, perché per ora il Parlamento europeo ha soltanto chiesto alla Commissione di agire. Il segnale è significativo, visto che il Parlamento è l’unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini e dalle cittadine. Bisognerà però vedere se la Commissione europea tradurrà queste indicazioni in una proposta legislativa concreta e come. Anche ipotizzando che il processo vada a buon fine, un iter di questo tipo richiede mesi, se non anni. Mesi o anni in cui i modelli di intelligenza artificiale continueranno ad addestrarsi grazie al lavoro creativo delle persone, senza tutele reali per il diritto d’autore.

Parlamento europeo

Il modello tradizionale del diritto d’autore è inadatto all’era dell’intelligenza artificiale 

Il Parlamento europeo si è espresso su un tema molto reale. Le leggi in vigore tutelano il diritto d’autore nel momento in cui si riproduce o si rappresenta un’opera (un libro, una foto, un articolo) con un autore identificabile. Ma l’intelligenza artificiale generativa fa qualcosa di molto diverso: ogni output è il risultato di una molteplicità di input e diventa quindi impossibile “isolare” quanto ciascun contributo abbia inciso sul risultato finale.

Anche gli assetti di potere sono molto diversi, perché poche grandi piattaforme (Spotify e Youtube per la musica, Netflix e Apple per l’audiovisivo, Google e Meta per l’informazione) fungono da snodi. Senza il lavoro degli artisti e dei creativi non potrebbero esistere, ma hanno assunto un ruolo oligopolistico che rende profondamente asimmetriche le relazioni. Per dirlo con parole più semplici, un cantante rimosso da Spotify smette di esistere agli occhi della stragrande maggioranza del suo pubblico. Per Spotify, viceversa, la perdita di quella specifica discografia comporta un danno trascurabile.

E qui torniamo al diritto d’autore: quanto “vale” quell’artista per Spotify? Una canzone può portare nuovi utenti, aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma, alimentare le playlist e migliorare i sistemi di raccomandazione. La stessa logica si applica, in modo ancora più opaco, ai sistemi di intelligenza artificiale generativa. Se Suno AI o Udio elaborano un nuovo brano, come si fa a ricostruire a chi si sono ispirati? Ed è proprio qui che il diritto d’autore entra in crisi: quando il contributo individuale si dissolve dentro un sistema che crea valore a partire da milioni di input diversi.

Spotify

Anthropic è pronta a pagare un maxi-risarcimento per i libri usati per addestrare l’AI

Nell’attesa che si riesca a trovare una soluzione, c’è chi inizia a muoversi per vie legali. Negli Stati Uniti, un gruppo di autori ha fatto causa ad Anthropic accusandola di aver utilizzato milioni di libri protetti da copyright per addestrare i modelli alla base del chatbot Claude. Secondo la denuncia, l’azienda avrebbe costruito una propria libreria interna attingendo a oltre 7 milioni di volumi, in parte scaricati da archivi pirata come LibGen e Pirate Library Mirror, e in parte acquistati in formato cartaceo e poi scannerizzati e digitalizzati.

Per chiudere la controversia, Anthropic ha accettato di pagare un risarcimento da 1,5 miliardi di dollari, circa 3mila per ciascuno dei 500mila libri inclusi nell’accordo. Al momento, il patteggiamento non è ancora concluso: manca il via libera finale del giudice. Anthropic è la prima (e finora l’unica) grande azienda statunitense dell’intelligenza artificiale a cercare un accordo economico con i detentori dei diritti d’autore. Con un’adesione così ampia, è difficile che questa class action resti un caso isolato. La corsa dell’innovazione tecnologica non si può fermare: le autorità, piuttosto, hanno il compito di fissare i limiti da non superare.

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